Il 33% dei ragazzi tra 11 e 20 anni preferisce confidarsi con un’intelligenza artificiale piuttosto che con un adulto. Non perché l’AI sia migliore. Perché non giudica. Questo dato, presentato da Elisa Caponetti, Presidente del Comitato Scientifico di ONBD nel primo giorno di lavori della Maratona sul Bullismo 2026, riassume meglio di qualsiasi analisi lo stato del disagio giovanile in Italia nel 2026.
Piazza Mastai, a Roma, ha ospitato 35 partner: istituzioni statali, forze dell’ordine, atleti di livello olimpico, sei atenei universitari. Non una vetrina. Un tavolo di lavoro che ha prodotto dati, proposte e impegni verificabili.
Cosa dicono i primi dati del sondaggio nazionale
Il Comitato Scientifico di ONBD ha avviato due anni fa un sondaggio nazionale rivolto ai giovani tra gli 11 e i 20 anni. Quelli presentati alla Maratona sul Bullismo 2026 sono dati preliminari: i risultati definitivi verranno presentati a ottobre. Eppure bastano a delineare un quadro che non lascia margine ia interpretazioni ottimistiche.
Il malessere che emerge non è legato alla performance scolastica o alla pressione per i risultati. È un’ansia sull’essere: una difficoltà a stare nel mondo, non a fare le cose. Un dato inedito, nei termini in cui si manifesta oggi.
I giovani non chiedono aiuto agli adulti per due ragioni precise: la mancanza di fiducia e la paura del giudizio. L’intelligenza artificiale non giudica, è sempre disponibile, e non impone il costo relazionale che per molti ragazzi è diventato insostenibile. Questo non è un fenomeno tecnologico. È una frattura nella fiducia intergenerazionale.
Il dato che desta la maggiore preoccupazione riguarda la frequenza di pensieri suicidari, riscontrata anche tra ragazzi che appaiono integrati nel contesto sociale. Non ai margini. Non in situazioni di fragilità conclamata. Tra giovani che, guardandoli dall’esterno, sembrano stare bene.
L’impatto psicologico: cosa succede alle vittime di bullismo
La dottoressa Daniela Chieffo del Policlinico Gemelli ha chiarito con precisione clinica quali conseguenze il bullismo produce sulle vittime: depressione, fobia sociale, arresto dello sviluppo dell’identità . Le vittime non reagiscono visibilmente. Si eclissano, lentamente, ritirandosi dagli spazi di condivisione.
Il consiglio alle famiglie è concreto: non temere il bisogno di intimità degli adolescenti, ma preservare gli spazi di comunicazione e osservare i cambiamenti improvvisi di comportamento. Sono quelli il segnale.
Il neuropsichiatra Giovanni Camerini ha portato un contributo metodologico rilevante: la repressione non funziona. L’unica strada percorribile è l’educazione all’empatia, avviata dalla scuola dell’obbligo. Camerini propone un’ora settimanale dedicata all’ascolto attivo e alla risoluzione condivisa dei problemi, mutuando il modello pedagogico danese. Non un’ora di teoria: un esercizio strutturato che lega l’empatia alla responsabilità personale.
Il ruolo delle istituzioni: tra legislazione e presenza quotidiana
Alla Maratona sul Bullismo 2026, le istituzioni non hanno rilasciato dichiarazioni di principio. Hanno portato misure concrete e impegni misurabili.
L’onorevole Giorgio Mulé (Forza Italia), Vicepresidente della Camera dei Deputati, ha chiarito il punto politico: le istituzioni non devono mirare a limitare i mezzi tecnologici. Devono avere il coraggio di educare i giovani a un uso consapevole del digitale. La distinzione non è lessicale: è la differenza tra un approccio che produce regressione e uno che produce competenza.
L’onorevole Elena Murelli (Lega) ha ricordato i fondi stanziati nell’ultima Legge di Bilancio per il supporto psicologico nelle scuole. L’obiettivo è offrire agli studenti figure adulte di riferimento credibili e presenti, di cui potersi fidare. La consigliera regionale Marietta Tidei ha illustrato il percorso del Lazio: dai 2 milioni investiti nel 2016 ai circa 12 milioni attuali, sportelli di ascolto per quasi 140.000 studenti, un’Accademia per la cybersicurezza. Un percorso lungo, con risultati reali, e ancora insufficiente: si interviene troppo spesso dopo il danno.
L’onorevole Enzo Amich (Fratelli d’Italia) ha presentato “Una Costituzione per amica”, il progetto che porta, ogni venerdì, nelle scuole medie i principi fondamentali della Costituzione attraverso i fumetti. Diritti, doveri, limiti e libertà spiegati nel linguaggio dei ragazzi. Prevenzione civile, non solo psicologica.
L’accordo quadro firmato da Carmela Graziano per UNICEF con ONBD durante la kermesse è un segnale di sistema: le organizzazioni internazionali riconoscono in ONBD un interlocutore con metodo e strumenti.
Lo sport come risposta strutturale
La Maratona sul Bullismo 2026 ha dedicato un’intera sessione al tema dello sport come antidoto al disagio. Non come metafora, ma come strumento operativo.
Tredici campioni del mondo presenti in Piazza Mastai, nell’ambito della “Piazza del Rispetto” promossa dall’Accademia dei Campioni. La senatrice Giusy Versace ha definito lo sport un veicolo per l’inclusione e l’educazione comportamentale: allontana fisicamente dai device, abitua a rialzarsi dopo un fallimento, impone di guardare negli occhi l’avversario e riconoscerlo come persona.
Valerio Aspromonte, campione di scherma, ha raccontato come le palestre siano spesso i soli luoghi in cui i ragazzi di 13 o 14 anni trovano uno spazio per parlare di ciò che hanno subito. La scherma, che Aspromonte descrive come “una partita a scacchi con un’arma in mano”, insegna il sostegno reciproco nel gruppo prima ancora della tecnica individuale.
L’ambiente sportivo regge questo ruolo solo se mantiene standard etici rigorosi. Di Paola del CONI ha confermato l’adozione delle regole di safeguarding e della radiazione orizzontale per chi commette violenze o molestie sessuali: un provvedimento che esclude il colpevole da ogni disciplina sportiva in Italia, non da una sola federazione.
Gli strumenti tecnologici per intercettare il disagio
La Polizia di Stato ha presentato l’app YouPol: uno strumento per segnalare qualsiasi forma di bullismo, anche in forma anonima, che si affianca all’ammonimento del Questore come misura preventiva prima della denuncia penale.
Sul fronte della ricerca, il progetto BullyBuster, avviato nel 2019 e illustrato da Gian Luca Marcialis, ha prodotto applicazioni capaci di rilevare deepfake facciali usati nel revenge porn, analizzare i pattern di digitazione sullo smartphone, e identificare automaticamente linguaggi aggressivi nelle chat di gruppo. Strumenti che trasformano i segnali deboli in segnali intercettabili, molto prima che il danno si verifichi.
Una sola direzione possibile
Il primo giorno della Maratona sul Bullismo 2026 ha suscitato una riflessione sulla necessità di costruire una convergenza tra psicologia clinica, legislazione, sport e ricerca tecnologica, basata su una premessa comune. Il disagio giovanile non si risolve con un intervento isolato. Si affronta con un sistema che funziona prima dell’emergenza, non dopo. ONBD e il suo Comitato Scientifico lavorano su questo da anni. I dati definitivi del sondaggio nazionale arriveranno a ottobre. È già chiaro che il tempo per guardare altrove è finito.

