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Bullismo a scuola: solo un adolescente su due si sente al sicuro

Il bullismo a scuola e il cyberbullismo continuano a rappresentare tra le emergenze educative più delicate per gli adolescenti, le famiglie, i docenti e le istituzioni. Solo poco più di un ragazzo su due dichiara di sentirsi sempre o spesso al sicuro negli ambienti scolastici. È uno dei dati più significativi emersi dalla ricerca partecipativa promossa da SOS Villaggi dei Bambini ETS, realizzata su un campione di 260 ragazzi e ragazze tra i 12 e i 18 anni e presentata durante la seconda edizione della Maratona sul Bullismo 2026, organizzata dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile in collaborazione con Adnkronos.

Il dato sulla sicurezza percepita è particolarmente rilevante: il 54% degli adolescenti afferma di sentirsi sempre o spesso al sicuro a scuola, mentre il 5% dichiara di non sentirsi mai al sicuro. A questi numeri si aggiunge una quota di ragazzi che vivono la scuola con incertezza, paura o difficoltà nel riconoscere ciò che accade intorno a sé. La scuola, che dovrebbe essere uno spazio di crescita, relazione e fiducia, rischia così di diventare per molti studenti un luogo in cui esporsi significa sentirsi vulnerabili.

La ricerca evidenzia anche la diffusa presenza di comportamenti violenti o invasivi tra pari. Il 36% degli adolescenti coinvolti conosce coetanei vittime di messaggi sessuali indesiderati, mentre il 50% dichiara di avere assistito almeno una volta a toccamenti indesiderati. A questi episodi si aggiungono forme più frequenti e spesso sottovalutate di violenza psicologica e verbale: insulti, prese in giro, esclusione sociale, isolamento e umiliazioni.

Uno degli aspetti più preoccupanti è proprio la normalizzazione di questi comportamenti. Se da un lato otto adolescenti su dieci riconoscono la gravità della violenza tra pari, dall’altro molte forme di aggressività quotidiana vengono ancora percepite come “normali dinamiche tra coetanei”. È in questa zona grigia che bullismo e cyberbullismo trovano spazio: quando un insulto viene minimizzato, quando l’esclusione viene considerata uno scherzo, quando il disagio di chi subisce non viene ascoltato in tempo.

L’intervento di SOS Villaggi dei Bambini ETS si inserisce nel progetto Applying Safe Behaviours: Attuare comportamenti sicuri di prevenzione e risposta alla violenza tra pari e di genere, cofinanziato dal programma europeo CERV. L’obiettivo è prevenire la violenza di genere, il bullismo e il cyberbullismo attraverso un lavoro condiviso con scuole, famiglie, istituzioni e comunità locali.

Al centro del progetto c’è un principio fondamentale: la prevenzione non può essere affidata a interventi occasionali o soltanto punitivi. Serve una comunità educante capace di riconoscere precocemente i segnali di disagio, di ascoltare i ragazzi e di costruire ambienti realmente sicuri. Cambiamenti improvvisi nel rendimento scolastico, rifiuto di andare a scuola, isolamento, chiusura relazionale o abbandono di attività sociali possono essere campanelli d’allarme da non ignorare.

Come sottolineato da Teresa Pietravalle, referente per la formazione dell’Accademia SOS, la scuola deve essere un luogo in cui i ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi senza timore di essere giudicati. Per questo è fondamentale formare docenti, educatori e adulti di riferimento, affinché sappiano riconoscere la violenza tra pari e intervenire con strumenti adeguati.

La risposta al bullismo a scuola passa quindi per un approccio relazionale, basato sull’ascolto, sulla fiducia, sulla corresponsabilità e sulla partecipazione attiva dei giovani. I ragazzi non devono essere considerati solo destinatari degli interventi, ma anche protagonisti del cambiamento: possono contribuire a riconoscere i comportamenti violenti, promuovere relazioni più sane e rompere il silenzio che spesso circonda chi subisce.

La Maratona sul Bullismo 2026 ha confermato la necessità di un’azione comune.
I dati raccontano una fragilità reale, ma indicano anche una strada possibile: parlare di bullismo, nominarlo correttamente, formare gli adulti e costruire reti educative più solide. Perché una scuola sicura non è solo quella che interviene dopo un episodio, ma quella che ogni giorno lavora per prevenirlo.