La violenza giovanile è stata al centro della puntata di Sottosuolo, il talk show della Scuola di Giornalismo Luiss di Roma dedicato all’analisi dei fenomeni criminali e sociali che coinvolgono il mondo contemporaneo. Attraverso servizi giornalistici, testimonianze e il contributo di esperti, la trasmissione ha approfondito alcuni episodi recenti che hanno visto protagonisti giovanissimi autori di aggressioni nei confronti di docenti e coetanei.
Nel corso della puntata sono intervenuti la dirigente scolastica Roberta Aniello, la giornalista del Messaggero Laura Pace, il Colonnello dei Carabinieri Adolfo Angelo Santo e il Presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, Luca Massaccesi.
Scuola, disagio e segnali da non sottovalutare
Uno dei temi affrontati riguarda il ruolo della scuola nell’individuare precocemente i segnali di disagio. La dirigente scolastica Roberta Aniello ha evidenziato che i fenomeni di autolesionismo e di fragilità emotiva tra i più giovani sono sempre più frequenti.
Secondo la dirigente, è fondamentale osservare cambiamenti improvvisi nel comportamento degli studenti, cali di motivazione, assenze frequenti e sintomi fisici ricorrenti. Ha inoltre sottolineato l’importanza di una rete educativa composta da scuola, famiglie, servizi sociali, forze dell’ordine e realtà del terzo settore.
Social network e radicalizzazione online
Durante il confronto è emerso con forza il ruolo degli ambienti digitali nella diffusione di contenuti violenti. Laura Pace ha raccontato come molti dei casi analizzati presentino elementi comuni legati all’emulazione, alla ricerca di visibilità online e alla condivisione delle aggressioni all’interno di community digitali.
La giornalista ha spiegato che alcuni giovani tendono a trasformare comportamenti e dinamiche tipiche dei videogiochi multiplayer in azioni reali, registrando e diffondendo i propri gesti per ottenere approvazione all’interno di gruppi virtuali.
Il punto di vista delle forze dell’ordine
Il Colonnello Adolfo Angelo Santo ha evidenziato che le attività investigative restituiscono un quadro caratterizzato da un aumento degli episodi di violenza giovanile e da un abbassamento dell’età sia delle vittime sia degli autori.
Secondo il comandante, il mondo virtuale rappresenta oggi uno spazio particolarmente delicato, in cui i ragazzi costruiscono relazioni, condividono contenuti e possono entrare in contatto con narrazioni estremiste o violente. Per questo motivo le attività di prevenzione si concentrano sempre di più anche sul cyberspazio, attraverso strumenti tecnologici avanzati e personale specializzato.
Luca Massaccesi: prevenzione, sport e ascolto dei giovani
Particolarmente significativo l’intervento di Luca Massaccesi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, che ha posto l’attenzione sulle fragilità delle nuove generazioni.
“I ragazzi stanno vivendo un periodo sempre più buio, sempre più soli”, ha affermato Massaccesi, spiegando che le attività di monitoraggio dell’Osservatorio evidenziano un crescente senso di isolamento e disconnessione dal mondo reale.
Il Presidente ha sottolineato che molti giovani sono sottoposti a continue pressioni legate alle prestazioni scolastiche, sportive e sociali. “Oggi l’allenamento alla frustrazione non esiste più”, ha dichiarato, evidenziando la necessità di aiutare i ragazzi ad affrontare le sconfitte, le difficoltà e i momenti di disagio.
Massaccesi ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza della prevenzione: “Noi dobbiamo informare i ragazzi, dobbiamo renderli consapevoli di ciò che sta succedendo”.
Lo sport come antidoto al disagio
Nella parte finale del dibattito, agli ospiti è stato chiesto di indicare una priorità per contrastare la violenza giovanile.
La risposta di Massaccesi è stata netta: “I giovani devono fare sport”. Richiamando la propria esperienza di atleta olimpico, ha spiegato come lo sport insegni a gestire la sconfitta, a sviluppare l’autostima e a costruire fiducia in sé stessi e negli altri.
Per il Presidente dell’Osservatorio, lo sport rappresenta uno strumento educativo fondamentale per aiutare i giovani a sviluppare resilienza, relazioni positive e capacità di affrontare le difficoltà della vita.
Il confronto di Sottosuolo ha mostrato come il contrasto alla violenza giovanile richieda un approccio integrato che coinvolga la scuola, le famiglie, le istituzioni, le forze dell’ordine e il terzo settore. Un percorso in cui prevenzione, ascolto e formazione continuano a rappresentare le leve principali per costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza.

