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Cyberbullismo e IA: istituzioni unite per proteggere i giovani

Nel dibattito sulla tutela dei più giovani nell’ecosistema digitale, il contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana assume un valore strategico. Durante il suo intervento, Tirillò, rappresentante dell’agenzia, ha posto l’attenzione su un tema che oggi non può più essere considerato secondario: la sicurezza dei ragazzi nel mondo digitale.
Il punto di partenza è semplice ma fondamentale: nessuna innovazione, nessun progresso tecnologico, nessun avanzamento scientifico possono essere considerati realmente utili se non mettono al centro il benessere delle nuove generazioni.
Oggi, bambini e adolescenti crescono in una realtà profondamente diversa da quella delle generazioni precedenti. Una realtà in continua trasformazione, accelerata dall’evoluzione tecnologica, dall’espansione dei social network e dalla diffusione sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale.
Se da una parte il digitale rappresenta una straordinaria opportunità di crescita, apprendimento e connessione, dall’altra apre scenari complessi che richiedono strumenti educativi nuovi e una presenza istituzionale forte.
I giovani di oggi crescono in un mondo che muta più velocemente di quanto sia mai accaduto. Non è una provocazione: il cyberbullismo e tutto ciò che riguarda l’intelligenza artificiale sono già parte della loro realtà quotidiana. Non sono minacce future. Sono qui adesso e incidono direttamente sulla salute psicologica e sul benessere di chi sta formando la propria identità.

Quando il digitale diventa una minaccia

Il cyberbullismo non ha confini temporali né spaziali. A differenza dei soprusi tradizionali, si può seguire una ragazza o un ragazzo 24 ore su 24 dallo schermo del telefonino. Il dolore non si ferma quando rientra a casa. Continua a casa, di notte, durante i compiti, fino dentro il sonno, attraverso le notifiche e le reazioni di chi ha già visto.
L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello di complessità. I sistemi di IA generano immagini, modificano contenuti, creano video deepfake. Un adolescente può finire in un video che non ha mai girato. Una sua foto può essere alterata e condivisa. I tempi per rendersene conto e agire sono insufficienti.
Queste non sono eccezioni. Sono fenomeni in crescita che le famiglie, gli insegnanti e gli stessi ragazzi vivono concretamente.

Il ruolo che le istituzioni non possono delegare

Di fronte a questa realtà, le scuole e le università hanno una responsabilità ineludibile. Non si tratta di affidare il problema a programmi didattici isolati o a campagne saltuarie. Servono istituzioni presenti, con voce propria, capaci di tracciare una strada chiara insieme agli osservatori specializzati e a tutti gli stakeholder coinvolti.
Cosa significa “essere presenti”?

  • Definire linee guida etiche e concrete per la protezione dei minori sulle piattaforme digitali.
  • Formare insegnanti e dirigenti scolastici su come riconoscere e rispondere ai segnali di cyberbullismo.
  • Creare percorsi di alfabetizzazione digitale che insegnino ai ragazzi a navigare la rete in modo consapevole.
  • Coinvolgere le famiglie, non come osservatori passivi, ma come attori nel processo educativo.


Le istituzioni devono dire: “Vi ascoltiamo, vi proteggiamo, e insieme definiamo come il progresso tecnologico non diventi un’arma contro chi sta crescendo.”

Una collaborazione che non è opzionale

Proteggere i giovani dal cyberbullismo e dai rischi dell’intelligenza artificiale non è un compito che una singola scuola, un’università, o un osservatorio può affrontare da solo. Serve una reale sinergia tra mondi diversi.
Le università portano con sé la ricerca e la profondità dell’analisi. Gli osservatori specializzati, come ONBD, mappano i fenomeni e forniscono dati. Le istituzioni politiche impongono i vincoli normativi. Le piattaforme digitali hanno il dovere di adottare misure di protezione. Le famiglie devono essere parte attiva, non vittime passive dell’ignoranza tecnologica.
Questo patto collettivo non è idealismo. È pragmatismo. Ogni settore ha il potere di cambiare qualcosa, ma solo tutti insieme possono tracciare una strada coerente e sostenibile per i prossimi anni.

Il futuro che vogliamo costruire

I ragazzi che crescono oggi hanno il diritto di usare la tecnologia senza paura. Non significa negare né internet né l’intelligenza artificiale. Significa assicurare che questi strumenti servano il loro sviluppo, senza danneggiarlo.
È un impegno che nasce da una semplice certezza: nulla è più importante dei nostri giovani. Non gli affari, non l’innovazione fine a sé stessa, non la comodità di chi non vuole affrontare il problema. Solo loro contano.
Se le istituzioni, le università, gli osservatori e le famiglie agiscono insieme, quella strada esiste. Non è lontana. Inizia quando decidiamo di camminare insieme in quella direzione.