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Scuola, fake news e cyberbullismo

A marzo 2026 il Senato ha istituito una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione di informazioni false in rete. Tra i compiti assegnati c’è la verifica di quanto l’educazione civica digitale funzioni davvero nelle scuole, non solo sulla carta, e la formulazione di proposte normative per contrastare il cyberbullismo legato alla diffusione di contenuti falsi.

Uno strumento istituzionale in più, dunque. Serve, ma da solo non basta. Le scuole italiane lavorano su questi temi da anni, con risultati che spesso dipendono da una singola insegnante motivata o da un dirigente che ha deciso di investire.

Cosa dice la legge, e cosa succede in pratica

La Legge 92/2019 ha reso obbligatoria l’educazione civica in tutti gli ordini scolastici, con almeno 33 ore annue. Le Linee Guida del DM 183, in vigore dall’anno scolastico 2024/2025, identificano la cittadinanza digitale come area specifica con obiettivi graduati: alla primaria si lavora sul riconoscimento delle fonti; alle superiori si chiede di distinguere tra fatti e opinioni, valutare l’affidabilità delle informazioni e analizzare criticamente i contenuti digitali.

Il quadro normativo esiste. Il problema, noto a chi lavora nelle scuole, è la distanza tra l’obiettivo scritto nel decreto e quello che entra in aula il lunedì mattina.

L’impegno di ONBD e del Comitato Scientifico

Il Comitato Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e il Disagio Giovanile lavora a colmare questo divario con un impegno diretto rivolto alle famiglie, alle scuole e alle istituzioni. Non con materiali generici: il Comitato parte da quello che accade nei corridoi scolastici e nelle chat, e costruisce risposte operative a situazioni reali.

La Patente Digitale 4.0

Tra gli strumenti sviluppati c’è la Patente Digitale 4.0: un percorso online in 7 moduli, promosso e certificato da ONBD. I temi coprono l’intera mappa della cittadinanza digitale: identità online, cyberbullismo, sicurezza, privacy, intelligenza artificiale, reputazione sui social. Ogni modulo combina teoria, casi pratici e quiz. Al termine gli studenti ricevono una certificazione ufficiale ONBD.

La certificazione conta, ma non e il punto principale. Un ragazzo che ha completato il percorso capisce come funzionano i meccanismi della disinformazione, sa cosa succede quando si condivide qualcosa senza verificarlo e ha gli strumenti per valutare ciò che legge invece di reagire d’istinto.

Prima del problema

La formazione funziona se arriva prima. Intervenire su un episodio di cyberbullismo già avvenuto, o dopo che uno studente ha contribuito a diffondere una notizia falsa, ha un impatto limitato. In ONBD ne siamo consapevoli e, per questo, la Patente Digitale 4.0 è concepita per entrare nella programmazione scolastica ordinaria come strumento stabile, non come risposta di emergenza.

Quando il Parlamento si chiede come misurare l’efficacia dell’educazione digitale nelle scuole, avere percorsi strutturati, certificati e verificabili non è un dettaglio. 
È esattamente quello che manca.